62) Arendt. Pensiero e conoscenza.
In questa lettura Hannah Arendt analizza le differenze che
esistono fra il pensare, i processi conoscitivi veri e propri e il
ragionamento logico.
H. Arendt, Vita activa, traduzione italiana a cura di F. Finzi,
Bompiani, Milano, 1964, pagine 179-181 (vedi manuale pagine 437-
440).

 Pensiero e cognizione non sono la stessa cosa. Il pensiero, la
sorgente delle opere d'arte, si manifesta senza trasformazione o
trasfigurazione in ogni grande filosofia, mentre principale
manifestazione dei processi conoscitivi, per i quali acquistiamo e
accumuliamo nozioni, sono le scienze. La conoscenza persegue
sempre uno scopo definito, che pu essere posto da considerazioni
pratiche come dalla curiosit oziosa; ma una volta raggiunto
tale scopo, il processo conoscitivo  finito. Il pensiero invece
non ha uno scopo fuori di s, e non produce nemmeno risultati; non
solo la filosofia utilitaristica dell' homo faber, ma anche gli
uomini d'azione e gli amanti dei risultati nelle scienze non si
sono mai stancati di indicare come sia del tutto inutile il
pensiero, inutile come le opere d'arte che ispira. E nemmeno a
questi prodotti inutili pu appellarsi il pensiero, perch essi
come i grandi sistemi filosofici non possono a rigore essere
chiamati i risultati del puro pensiero; perch  proprio il
processo del pensiero che l'artista o il filosofo deve
interrompere e trasformare per la reificazione materializzante
della sua opera.
L'attivit del pensiero  altrettanto infaticabile e ricorrente
che la vita stessa, e la questione se il pensiero abbia di per s
un significato  lo stesso insolubile enigma del significato della
vita; i suoi processi permeano l'intera esistenza umana cos
intimamente che il suo inizio e la sua fine coincidono con
l'inizio e la fine della vita umana stessa. Il pensiero, quindi,
sebbene ispiri la pi alta produttivit mondana dell' homo faber,
non  in alcun modo la sua prerogativa; si afferma come sua fonte
di ispirazione solo dove egli supera se stesso, per cos dire, e
comincia a produrre cose inutili, oggetti non legati a esigenze
materiali o intellettuali, alle necessit fisiche dell'uomo non
meno che alla sua sete di conoscenza. La conoscenza, d'altra
parte, appartiene a tutto, e non solo ai processi operativi
intellettuali o artistici; come la fabbricazione, essa  un
processo che ha un inizio e una fine, di provata utilit, che
fallisce se fabbrica un tavolo con due gambe. I processi
conoscitivi nelle scienze non si discostano sostanzialmente dalla
funzione della conoscenza nella fabbricazione; i risultati
scientifici prodotti attraverso tali processi si aggiungono alla
sfera dell'artificio umano come tutte le altre cose.
Sia il pensiero che la conoscenza, inoltre, devono essere distinti
dalla facolt di ragionamento logico che si manifesta in tali
operazioni in forma di deduzione da asserzioni assiomatiche o
immediate, di subordinazione di casi particolari sotto regole
generali, di tecniche per derivare coerenti catene di conclusioni.
In questo tipo di facolt umane ci troviamo di fronte a una sorta
di potere del cervello che sotto pi di un aspetto rassomiglia
moltissimo alla forza lavoro che l'animale umano sviluppa nel suo
metabolismo con la natura. Noi chiamiamo usualmente intelligenza i
processi mentali che si alimentano della forza cerebrale, e questa
intelligenza pu essere misurata da test, come la forza fisica da
altri espedienti. Le loro leggi, le leggi della logica, possono
essere scoperte come le altre leggi di natura perch sono radicate
nella struttura del cervello umano, e posseggono, per l'individuo
normalmente sano, la stessa forza costruttiva delle impellenti
necessit che regolano le altre funzioni del corpo. E' nella
struttura del cervello umano d'essere costretti ad ammettere che
due e due fanno quattro.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 695-696.
